Questo post è stato scritto mesi fa e pubblicato in altri lidi. Bene, ora ve lo sorbirete anche voi.
Nonostante io non guidi, nutro per le quattro ruote un profondo sentimento di passione carnale, ereditato da mio padre. Mi sembra di aver già avuto modo di dire che quando ero piccola, il mio vecchio mi comprava modellini della Bburago che tutti i maschietti della mia classe invidiavano profondamente; nel weekend, mi faceva giocare al meccanico.
Ho sempre amato i lunghi viaggi in auto; lo trovo il modo migliore di viversi un viaggio, e sono felice di essere stata cresciuta con l’abitudine a rimanere ore e ore con l’asfalto sotto le ruote. Alcune persone si mettono le mani nei capelli al solo pensiero di farsi un viaggetto di sedici ore da Aosta a Lecce. Io… bè, io gioisco col culetto che comincia a saltellare sulla sedia.
Crescendo ho cominciato a soffrire di mal d’auto, che mi ha dato la scusa per sedermi sempre davanti. Col tempo, con gli amici questo mi ha fatto automaticamente rivestire il ruolo di Navigatore Ufficiale. Quando mi siedo accanto al guidatore è un pò come se mi immedesimassi nel ruolo della persona accanto a me- aggiungete il piccolo dettaglio della mia assoluta mancanza di pazienza, e avrete più o meno il quadro della situazione: per farla breve, sono un virgulto di insulti urlati agli altri automobilisti (questa invece l’ho presa da mia madre). Uno scaricatore di porto al mio confronto è un novello Dante Alighieri, un bovaro del padovano un Petrarca innamorato, un truzzo di Busto Arsizio uno Shakespeare mancato. Ci siamo intesi, no? La ciliegina sulla torta è che quando lancio insulti in macchina, mi escono in veneto. Il bello è che io, seppur veneta, il dialetto manco lo so.
L’altra sera stavo appunto urlando insulti a un automobilista di fronte alla nostra auto, quando ho preso l’importante decisione di stilare una lista delle categorie che mi offendono sulla strada.
Premessa: non è una hit parade, le ordino come mi capita.
Il Vecchio col Cappello: leggenda narra che basti vedere la sagoma di un cappello sulla testa del guidatore di fronte a noi per sapere che ci si trova dietro ad un emerito imbecille che non ha la minima idea di come si usa un’automobile. Il 99% delle volte questa non è una leggenda metropolitana. L’uomo col cappello di solito è un anziano signore in Panda, 500 (quelle vecchie, ma non c’è bisogno di dirlo) o un’altra macchina Fiat ormai fuori commercio da come minimo vent’anni. Magari addirittura una DUNA, che sarebbe davvero il massimo. Il vecchio col cappello è un cretino. Un idiota, un mentecatto, un emerito imbecille. Va solitamente a 3km all’ora (d’altra parte, la sua macchina più di così non può dare). Non si accorge del semaforo verde, ama stare al centro della carreggiata, si dimentica di mettere la freccia per girare, e in generale trova sempre un modo nuovo, originale e crudelmente creativo per aggrapparsi ai maroni del guidatore dietro di lui e giocarci a dadi. Perchè ha ancora la patente, il vecchio col cappello? Perchè? Non si sa, ma probabilmente lui la rinnoverà di nuovo quando noi saremo già nella tomba, e la sua fottutissima Panda del ’74 passerà la revisione anche nel 2050.
La Donna col SUV: ah, lei. La donna col SUV. Ovviamente ci gira in città all’ora di punta. Perchè è cretina. Nella mente grande quanto un’oliva snocciolata della donna col SUV, andare all’Esselunga alle cinque e mezza del pomeriggio è un’idea da Nobel per la fisica nucleare. Notare che il SUV è sempre lindo e pulito perchè non è mai uscito dalle mura della metropoli. No, lei e il marito si sono comprati questo Sport Utility Vehicle a Milano perchè lui ha il pene microscopico e due testicoli grandi quanto anacardi e lei vuol far vedere alle amiche che lui non ha affatto problemi di erezione. La donna col SUV solitamente è una casalinga/mantenuta, ecco perchè ha il tempo di andare qua e là per la città in SUV tutto il giorno spaccando i maroni agli altri. La sua idea di parcheggio coincide con quella di giocare a flipper con le altre automobili- ogni volta che la miracolata riesce a trovare un buco abbastanza grande dove infilare il suo carro armato, il numero delle volte che andrà addosso alla macchina davanti e a quella dietro è direttamente proporzionale alla dimensione della sua cotonatura e al numero di monili che la signora si porta addosso. Non sa guidare e lo ostenta quasi con orgoglio quando è in strada, ignorando ogni altro singolo automobilista. Di questa categoria fanno ne fanno parte altre due, le seguenti.
La Mamma col SUV: il terrore di chiunque si trovi in strada a mezzogiorno e mezzo e alle quattro del pomeriggio, gli orari del demonio: la fine della scuola. La mamma col SUV è la versione estrema della donna col SUV: dopo il parto, riesce non si sa bene come ad essere rincoglionita il doppio. La mamma col SUV ha un bel “Bambino A Bordo” appiccicato sul retro dell’auto, che fa rizzare i capelli al disperato che se la trova davanti. Va all’asilo, alla scuola materna, alle elementari e medie col suo bel SUV a prendere i suoi figliuoli, che di solito sono i fighetti teste di cazzo avviluppati in una sciarpa di Burberry già dalla prima elementare. D’altra parte, con la madre che si ritrovano… La mamma col SUV di solito è bionda tinta e scarrozza i figli a tennis/golf/danza/equitazione/polo/lancio del disco dopo il doposcuola, perchè sia mai che si levi dalle balle con quel suo maledettissimo SUV. Viene il sospetto che iscriva i figli a tutti questi corsi extrascolastici solo per dare fastidio a chi si trova per strada.
La Vecchietta col Pellicciotto in SUV: questa è una categoria nuova, che però sta prendendo piede in città. La vecchietta col pellicciotto (che chiameremo affettuosamente Vecchia Bastarda), è molto probabilmente la madre della donna in SUV, la nonna dei figli della mamma in SUV, insomma. L’auto è quella del genero senza pene, che avendo le palle grandi come anacardi come avevamo detto, lascia l’auto in mano alla vecchia bastarda perchè non è abbastanza duro da dire “Eh no, vecchia bastarda, col cazzo che ti lascio guidare il mio Sport Utility Vehicle da 20000 euro che ho comprato da usare solo ed esclusivamente in città per compensare la mia carente virilità.” Segni particolari: ha il pellicciotto e guida come la figlia. Il marito probabilmente è un Vecchietto Col Cappello.
Lo Straniero Confuso: per “straniero” si intende straniero nella città dove purtroppo sta girando. Un milanese a Roma è straniero e viceversa, per dire. Per quante mappe possa aver studiato, per quanti navigatori lui possa avere, per quante mogli possano esserci di fianco a lui a dirgli “T’HO DETTO CHE C’E’ IL CARTELLO CHE DICE DI GIRARE A SINISTRA, PORCA PUTT- GIOVANNI, BASTA TIRARE LE CACCOLE A PIETRO, GUARDA CHE VENGO LA’ DIETRO E TI MENO.”, non sarà mai pronto ad affrontare la nuova città. Se lo straniero poi viene da oltre i confini nazionali, ancora peggio. Perchè diciamolo, noi italiani si ha uno stile di guida tutto nostro che solitamente lascia gli altri traumatizzati. Quando la macchina di fronte a noi ha un andamento titubante, l’occhio cade sempre sulla targa. Scatta il “Ecco, lo sapevo, questo è di Cuneo/Brescia/Taranto/Agrigento/Aosta, ma porcaccia di quella…” Più piccola è la città d’origine del visitatore (e più grande è la città dove si guida), più alto è il tasso di stronzate che il visitatore commetterà. Quattro frecce in mezzo ad un incrocio, inversioni ad U, a Napoli avranno la malcapitata idea di fermarsi ad un semaforo rosso, cose così insomma. Non sanno cosa fare, non sanno dove andare. Un pò fanno pena. Poi però ti fanno girare i maroni, e il poco sentimento di pietà che provavi nei loro confronti evapora come sale da bagno.
Il Turista Tetezco con Familia di Cinkvanta-tue Pampino UND Tafola da zurf UND Kvattro Piciklette zopra Zua Pella Volkswagen (Ze Peneztante Lui Ha ZUV ti BMW, Jawohl): Questi li si incontra in autostrada, all’autogrill etc. Loro zono tetezchi, ja, e loro fiene in Italia portandosi dietro mezza Germania manco stessero trasferendosi in pianta stabile. Danno fastidio soprattutto in autogrill perchè hanno la sindrome da “passaggio del confine”: come mettono piede in Italia, si lasciano un po’, come dire, andare. Cartaccia e rifiuti, a casa loro, andrebbero nel cestino; qui ne vedono una in terra quindi si sentono in diritto di usare il marciapiede come cassonetto. Il pampino tetezco poi è sempre accompagnato dalla mamma a fare la pipì in krazioza aiuola ti autokrill. Mentre il papà si denuda perchè, dio santo, Italia = caldo, pure a gennaio in Val di Fassa.
La Carovana: tra amici e in famiglia, ma soprattutto in famiglia. Quelle famiglie numerose che decidono di andare in vacanza tutti insieme. C’è sempre il pirla, quello che non sa la strada. E allora che fare se non una BELLA CAROVANA? La carovana è vissuta con ansia. L’unico che se ne sbatte allegramente è il guidatore della prima auto. Tanto a lui che gli frega? Sono quelli che all’autogrill prendono sette parcheggi, scendono sudaticci e, dal bisnonno al pronipote di un mese, si mangiano cinque panini con la mortadella. La carovana va lenta, perchè si guida nella perenne angoscia di perdere qualche pezzo. E’ impossibile da superare su una statale, in quanto da scaltri si mettono vicini vicini senza dare lo spazio per infilarsi alle altre macchine, quindi auguri a sorpassare una fila di cinque auto senza doppia corsia. Se anche si riesce in qualche modo a spezzare la Compagnia dell’Anello, ecco il panico impossessarsi dell’auto di fronte alla vostra, perchè, accidenti, hanno perso lo zio Mario! Quindi rallentano, mettono la freccia, etc. Si nota un gesticolare di ombre nella macchina, cellulari tirati fuori, “Pronto? Pronto? Adelina?? Sì sì no, siamo qua, aspettateci, magari fermati, che non vi vediamo più!!!!” Tu guidi una Fiat Punto, e loro, con due station wagon e te in mezzo, non si vedono più. Solitamente il capo famiglia è un Vecchietto col Cappello, sì.
Mr. Finto Sorpasso: altra categoria da autostrada. Di solito ha una macchina che è già tanto se si può permettere l’autostrada. E gli piace tanto, ma proprio tanto, la corsia di sinistra. Così tanto da piazzarsi lì anche se non ha la minima intenzione di superare. No. Lui mette la freccina, si sposta, e sta quel pelo dietro la macchina da superare che basta a bloccare il traffico e a procurare l’orticaria ai genitali. Non ha fretta, Mr. Finto Sorpasso. Gli piace solo stare in mezzo alle balle. La corsia di sorpasso lo fa sentire, come dire, importante. Quasi quasi speri di incrociarlo nei bagni dell’autogrill per poterlo menare in un cesso.
Il Furbone: di solito ci fa una figura da culo perchè la sua furbizia in realtà si rivela essere pura idiozia. Stiamo parlando di Mr. Corsia d’Emergenza Durante Una Coda, Mr. Aspetto Fino All’Ultimo Prima di Immettermi In Un’Altra Corsia, Mr. Quella Coda E’ Chiaramente Più Veloce di Questa, Mi Ci Ficco, etc. Il suo ragionamento non è mai “Se c’è tutto questo traffico ci sarà un motivo.” No, il suo ragionamento è “Guarda questa banda di idioti, tutti imbottigliati. Hahaha, gliela faccio vedere io, che sono figo e astuto come un’anguilla.” Il furbone viene immancabilmente superato dalla macchina che era dietro di lui al momento in cui ha deciso di fare la Furbata, perchè sto imbecille ancora non è riuscito ad immettersi nella corsia giusta.
Il Parcheggiatore Indeciso: parcheggiare non è mai così facile, si sa. Ma certe persone mostrano una particolare ostilità al solo voler imparare a farlo. Esse girano per le strade guidando a passo d’uomo, incuranti di quello che accade loro intorno, perchè sono troppo prese dal compito ingrato di cercare un posto vuoto. Faccio notare come molto spesso questo capiti in una via dove è palese che non c’è un buco, non uno, dove infilare la macchina. Non una Smart a dare l’illusione di un posto vuoto, no. Sono tutti pieni. Si vede. Da lontano. E loro no, imperterriti, lenti lenti, come ad aspettare una manifestazione divina. Della freccia o ne abusano (dando quell’irritante sensazione pruriginosa, quello stare in bilico, quel “Dai che ora si toglie dalle balle.” che si rivela un’illusione fin troppo ottimista), o la ignorano completamente. Il 95% dei parcheggiatori indecisi sono donne. Non necessariamente in SUV.
Il Pirlarincipiante: lui è il più giustificato, ma non per questo meno irritante. E’ una persona a cui viene voglia di dire, “Guarda, niente di personale, ma levati dai coglioni.” Perchè, poverino, lui sta imparando. Non è ancora arrivato a mettere in quarta, gli scappa il piede dalla frizione ai semafori, va piano perchè gli sembra di correre o va troppo veloce perchè gli sembra di andare piano, etc. Di solito è sempre concentrato sulla cosa sbagliata. I cartelli quando dovrebbe guardare le altre auto. Lo specchietto quando dovrebbe guardare i cartelli. Davanti quando dovrebbe controllare dietro. Dietro quando dovrebbe tenere gli occhi inchiodati davanti. E’ nervoso, e un colpo di clacson lo fa sudare manco fosse la fontana di Trevi. Quella P è l’equivalente stradale di un gatto nero che attraversa la strada, solo che qui non si tratta per nulla di superstizione.
Il Neopatentato: finalmente il Pirlarincipiante ce l’ha fatta, e gli hanno consegnato il suo bel tesserino da patentato. Quando si dà in mano una patente, quello che una volta era un timido fringuellino impaurito al pensiero di volare con le sue stesse ali si trasforma in quello che lui crede essere un Figo di prima categoria. Solitamente sono i maschi ad avere questa reazione. Hanno la patente, loro. Questo automaticamente fa di loro degli Schumacher. Il volante non ha segreti per loro. Loro posseggono la strada, loro vanno dove li porta il kuore, finalmente possono portare la morosetta ad infrattarsi in campagna per toccarle le tettine perchè LORO HANNO LA MACCHINA. E SANNO GUIDARLA. LA SANNO GUIDARE BENISSIMO. I MOTORI NON HANNO SEGRETI PER LORO. E’ un pò come una seconda Prima Erezione, mettiamola così. Solo che non si rendono conto che non è vero, che solo perchè ora non hanno più quella P, quella lettera scarlatta marchiata sul didietro non vuol dire che siano meno incapaci sulla strada. Non si chiedono perchè un neopatentato per un paio di anni rischi di perdere più punti sulla patente. PERCHE’ NON SAI GUIDARE, IMBECILLE.
Il Milanese: qui per milanese intendo il Guidatore Metropolitano. Lui è lo scazzato per antonomasia. Esce di casa avviandosi all’auto con i testicoli che già volteggiano nelle mutande come pale di una centrale eolica. Ha una smorfia tatuata in volto e una ventiquattr’ore da buttare sul sedile accanto al suo. Soprattutto, è un Masturbatore del Clacson. Proprio non ce la fa, il clacson è il suo secondo pippolo e la sua mano ne è costantemente attratta. Il pedone non può pensare di attraversare la strada, che lui, sette metri più in là, già gli strombazza dietro. Al semaforo, palpeggia con passione il centro del volante quando la luce è ancora rossa. Incazzato. Perchè FA TARDI. Perchè oltre a lui NESSUN ALTRO SA GUIDARE. Perchè VENGONO TUTTI DA FUORI. Perchè, per esempio, lui è Milanese e deve andare a lavurà, testina. A casa, di notte, va su internet e cerca su Google foto di clacson mentre la moglie dorme. Mmm, clacson…
Il Trattore/Camion della nettezza urbana: questo lo si incontra sempre appena fuori città quando si ha fretta. Si è sempre di fretta quando si incontra un trattore o un camion della nettezza urbana. Nel primo caso, è guidato da un contadino che, fatalità, ha il cappello. Che coincidenze di categorie. Non si sa cosa ci faccia appena appena fuori dai borghi di città un trattore, fatto sta che spunta dal nulla quando meno te lo aspetti e si affeziona facilmente a te, non lasciandoti più andare. Inutile cominciare a pregare quando vedete uno svincolo a qualche metro da voi- non metterà la freccia. E state sicuri che dove dovete girare voi, dovrà girare anche lui. Il trattore è probabilmente guidato da quel rompiballe di Nonno Nanni o da quelli della robiola Osella. Alle fattorie…
Quello Che Sta Facendo Altro: a volte in macchina guidare è l’aspetto secondario. Anche quando il motore acceso e l’auto si sta muovendo. C’è sempre quello che al volante si sta dedicando ad altre attività. Parla al cellulare, si mette il mascara, si prepara un panico, fa le parole crociate, si tiene il quotidiano sulle gambe per leggere al semaforo. Chi più ne ha più ne metta, i guidatori sono molto, molto creativi. Ovviamente questo comporta numerose cazzate da parte loro, che una volta fatte vengono accolte con una faccina sorpresa e scioccata. Perchè loro non credevano… pensavano di avere tutto sotto controllo, cosa vuoi che sia guidare in mezzo al traffico all’ora di punta mentre si prepara una torta salata?
Il Ragazzino in Motorino: ragazzino in motorino, te possino. Sfreccia sul suo motorino con la sindrome da “Sono il re del mondooooo!”. Si infila dove non deve. Impenna perchè è tanto bravo e cool, poi cade, ci fa la figura di merda, e chiede al papi i soldini per riparare la sua creatura. Il ragazzino in motorino è una versione adolescenziale del ciclista, di cui ora andiamo ad occuparci.
Il Ciclista: il ciclista è odiato dall’automobilista più di tutte queste categorie messe insieme. Perchè il ciclista è un grandissimo stronzo. Per una serie infinita di motivi. Pensa di essere un mondo a parte, il ciclista. Pedala per le strade sentendosi padrone di andare dove gli pare, vuoi perchè non ha motore, vuoi perchè è piccolo e si muove agile come una gazzella; si crede esentato dalle regole della strada. Il semaforo? Ma chi se ne frega, c’è libero. Vo. Senso vietato? Ma chi se ne frega, c’è libero, sono piccolo e invisibile. Vo. Il marciapiede? Ma chi se ne frega, sono leggero e prendo poco spazio. Vo. Le macchine? Ma chi se ne frega, che fastidio do? Mi appoggio. Pedalare? Ma chi se ne frega, voglio godermi la natura. Sono una leggiadra farfallina. Non pedalo e sto in mezzo alla strada con una fila di trentadue macchine dietro di me. E così via. E’ molesto e sempre in agguato. Spunta da ogni luogo. Non pedala quando deve pedalare, sta in mezzo alle balle, e, peggio che peggio, se per caso lo prendi sotto, la ragione nel 99,9% dei casi ce l’ha lui perchè è piccolo e indifeso. Così ti tocca consumarti le gengive pregando Dio che la vecchia che pedala a slalom al tuo fianco tenendo cinque sacchi della spesa in equilibrio sul manubrio non ti si spalmi sul cruscotto, altrimenti i cazzi sono tuoi. Ma porcaccia la miseriaccia.
Il Pedone: il pedone è il ciclista senza ruote. Del pedone c’è da aver paura perchè come il ciclista, se si fa male la colpa è tua. E come certi ciclisti, certi pedoni, in quanto indifesi, si credono tutelati a prescindere. Oppure sono più semplicemente dei cretini incoscienti. C’è il pedone che non controlla quando attraversa, per il semplice fatto che è sulle strisce. Quello che si mette dietro la tua macchina quando stai facendo retromarcia, e non si sposta finchè non gli tiri due colpi di clacson, al chè, con aria rigorosamente sdegnata, lentamente si fa da parte. Quello che sta sulle strisce, ma non vuole attraversare. PERCHE’ TI METTI SULLE STRISCE ALLORA, MALEDETTO. Quello che in una strada stretta di montagna, quando ti sente arrivare, ci mette quelle cinque, sei orette a spostarsi al lato della strada, e quando gli passi di fianco ti squadra come se, invece che passare di lì, tu stessi fornicando in luogo pubblico. Il pedone anziano, poi, è tutta una storia a sè. Il pedone anziano non esiste, appare. Houdini non è nessuno di fronte al pedone anziano. Ello si trova in mezzo alla strada e si comporta come se stesse camminando nel corridoio di casa- cammina, lemme lemme, completamente all’oscuro del fatto che due auto l’hanno quasi falciato, che un camion gli si è fermato a tre dita di distanza, che un ciclista per evitarlo si è appena spalmato su un cassonetto, e così via.
Siccome le categorie sono infinite, ogni illuminazione è ben accetta. Buon viaggio!